01 giugno 2006

Crimine

A pranzo con Mendo:

“Elena, guarda quella ragazza là” (e indica una ragazza alla cassa visibilmente soprappeso con un paio di jeans che più che coprire, scoprivano) “Ma perché una si veste così?”
“Be’, magari lei si sente più a suo agio vestita in quel modo, no?”
“Sì, ma fa sentire peggio me!”

E qui segue il discorso di D.:

“La donna è un servizio pubblico. Ha una certa ripercussione sul pubblico e può decidere se fare del bene o del male. La donna lo deve capire che questa è una responsabilità. Lo devi capire che non puoi dire ‘non me ne frega un cazzo, io mostro il culo’. Se hai dei problemi fisici e li evidenzi sei un criminale.”

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi sembra di leggere l'ultimo Ratman.

Gianluca

Silvia ha detto...

Secondo me questo discorso va esteso agli uomini e vale nei limiti in cui la persona in questione sta ricoprendo un ruolo determinato. Mi spiego meglio: sul lavoro non si è solo se stessi, ma anche l'immagine della ditta/società per cui si lavora; così una segretaria, una commessa, un medico etc., secondo me è giusto che abbiano un abbigliamento comodo e che a loro piaccia, ma anche di buon gusto.
Quello che si indossa nel tempo libero è tutt'altra faccenda. E' vero che spesso - troppo spesso - si incontrano persone che indossano abiti alla moda incuranti di come stiano loro, se li valorizzino o meno. Ma, dal momento che sono perfettamente nell'ambito della loro libertà, noi possiamo solo usare la nostra libertà di guardare altrove. ^^

Anonimo ha detto...

Eeh, sarebbe bello se noi donne potessimo davvero vestirci come c@##o ci pare senza la mannaia dell'opinione pubblica condizionata dagli etero guardoni e dagli stilisti ricchioni (quot.Elio)...
ma visto che il mondo è quel che è e che decenni di femminismo non sono serviti a niente, godiamoci il nostro status di servizio pubblico e evitiamo di mostrare troppo i nostri difetti a chicchessia. Al grido di "wear the mask, ladies!" vi saluto, il vs blog mi diverte molto :)
A.

Silvia ha detto...

Intendi dire a parte le tracce di società matriarcale in molte forme aggregative del passato? (Dai Elena, tira fuori l'antropologa che è in te e dammi una mano!)

Anonimo ha detto...

Lancio una provocazione: sentita, ma non risentita... poichè -per dirla con le parole di Virginia- il risentimento colloca inevitabilmente la donna nella categoria cui non vorrebbe mai più appartenere: quella della minoranza oppressa. Quindi per esprimere efficacemente il proprio pensiero la donna dovrebbe evitare di assumere un tono risentito (facile, no?...a parole, certo... ;))
Comunque...
Sarebbe stato difficile avere le donne in posizione dominante in epoche in cui la forza fisica (in tutti i suoi possibili utilizzi, dagli eserciti all'ambito domestico) era il primo valore su cui si fondava il potere. Naturalmente, una volta conquistato il potere l'uomo ha fatto di tutto per assicurarsi di mantenere la situazione stabile nel tempo - con l'ausilio di ogni mezzo possibile, dalla violenza alla religione: ed eccoci giunti ad oggi. In una civiltà avanzata, questi mezzi tendono a perdere efficacia...e quindi cosa succederà nei secoli a venire? *MAH* :)
Comunque grazie al cielo non esiste mai un solo modo di inquadrare gli eventi, e così qualcuno ha detto che il femminismo è stato l'unico caso storico in cui il padrone si sia ribellato allo schiavo ;)

Anonimo ha detto...

Grazie Botolo ;) muy obligada!

Anonimo ha detto...

"A meno di un epsilon piccolo a piacere"....
Ahahhahahahah ma sei un ingegnere! Adesso si spiega tutto.....

PS: cmq è "muy obrigada", che inioranzia...

Anonimo ha detto...

Parla Mr. "retraso sensible"... ;)