23 aprile 2007

Sad in the City - Episodio 12

Sabato sera. Elena è a Modena. Sara è sul confine bulgaro che viene vendut per lavoro. Diego ha tirato pacco. Silvia e Ursula si aggirano per il centro.

Investite da branco di ragazzetti che migrano verso il Viale
"Ma cos'è, la sfilata delle battone 15enni??? la mamma a loro non ha insegnato niente??? quelle cose tipo "sotto le maglie chiare non si mette il reggiseno nero" o "se non sai camminare coi tacchi non metterli che sei ridicola"?"

Passando per Capo di Piazza (zona di fighetti: sempre piena di gente che odora di soldi e veste all'ultimo grido)
"Con tutte queste che si danno in vendita, cosa vuoi che gli uomini vengano a salutare noi due..." ¬¬

14 aprile 2007

Il destino dell'amore

Per tutti quelli che ancora credono all'amore eterno dedico questo articolo tratto da "La Repubblica"...
Secondo voi questo segno del cielo dimostra la debolezza dell'amore o la stupidità umana?

13 aprile 2007

Il tempo dei rimpianti

Nei giorni scorsi è morto il padre di un mio amico. Certe cose che ne sono seguite mi hanno fatto pensare.

Ci sono persone che volutamente non si sentono per anni. Spariscono. O peggio, litigano e tagliano i ponti. Poi, quando succede qualcosa di grave, ricompaiono. Capisco benissimo il sentimento che fa mettere da parte le divergenze e la freddezza di fronte ad eventi tristi o luttuosi, quando pare che ci venga data un'ultima chance per "rimettere le cose a posto".
D'altra parte, bisogna aspettare che muoia qualcuno per superare le nostre reticenze? O, se sono davvero fondate e importanti, mettendole da parte non tradiamo noi stessi e mostriamo null'altro che ipocrisia?

Vivere intensamente credo voglia dire anche questo, trasmettere quello che sentiamo finché possiamo, che sia amore, odio, amicizia, pentimento. Che senso ha dire "un giorno..."? "Un giorno" è oggi.
E' impossibile non avere rimorsi, ma almeno vorrei non avere rimpianti. Come ha detto il mio amico, "il giorno che morirò non dovrò desiderare altri dieci minuti per dire quello che mi manca da dire, perché quello che importa l'avrò già detto".

Quindi, se non senti una persona da tanto tempo e stai bene così, lascia stare, in coscienza, fino in fondo. Se invece le vuoi davvero bene e ti manca, diglielo.

Adesso.

Il lavoro nobilita l'uomo?

Eccomi qui con un post semiserio, che non parla di uomini (uomini: contenti? per una volta non ho acido da sputare contro nessuno)
Premessa: ma avete visto che giornate? C'è il sole, fa caldo, si respira aria di primavera insomma (a giudicare dal caldo che faceva ieri a Pordenone, anche estiva). E noi? Siamo chiusi in qualche posto più o meno buio (qui da me c'è molta luce, fortunatamente) a lavorare.
Vi rendete conto della follia di questo mondo? io capisco che bisogna lavorare.. in fondo, o si passa del tempo a cercare il cibo (coltivarlo, allevarlo, etc) o si passa del tempo a lavorare per poterselo comprare. Ma fra questo ad avere tutte le ore del giorno, che sono le più importanti, occupate dal lavoro...
Premetto che lavoro fino alle 14, e già per questo la frase rituale di chi non mi conosce è "ah, ma non riesci a trovare qualcosa che ti faccia lavorare anche al pomeriggio?"... ora, a parte il fatto di essere abbastanza fortunata avendo una paga decente nonostante le 5 ore al giorno ... chi ha detto che voglio lavorare anche al pomeriggio? Ma dove sta scritto che l'essere umano deve lavorare 10 ore al giorno? La mia proposta è: 3 ore al giorno, 5 giorni a settimana. Una settimana al mese di ferie, un mese di ferie in estate e uno in inverno. Il tutto per 1200 euro al mese fissi.
Se mi candido con questo programma... mi votate? :D
Ok, mi fermo qui perchè... devo lavorare ancora per due ore :(

10 aprile 2007

Chiedi e ti sarà dato

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Poiché tutti coloro che chiedono riceveranno, Tutti coloro che cercano troveranno, A tutti coloro che bussano verrà aperto

Con questo messaggio inizio un post che dimostra come spesso qualcuno dall'alto ci guarda (come dice Sara) e ride (come dice Silvia)....

PREMESSA
[tipico discorso sui triestini]
X: "Sì, conoscere qualcuno in questa città è impossibile. In altri posti la gente ti viene vicino per conoscerti, per fare due chiacchere, per offrirti da bere..."
Y: "sì, ma qua a Trieste è veramente impossibile. Gli uomini non ti si avvicinano più"

FATTO
Ursula se ne va in un bar qualsiasi ad ascoltare musica con un'amica.In realtà, più che altro va lì per chiaccherare con l'amica che non vede molto spesso. A metà concerto arriva una specie di pirata (alto quasi due metri, capelli lunghi, bandana in testa, aria già sfatta da un bel po') "Mule! cossa ste qua a ciacolar, andemo a balar!"
Le nostre rifiutano cortesemente l'invito "no no, siamo qui per stare in compagnia e poi la musica non è un granchè"
Fine del concerto, il pirata (e non immaginatevi Jack Sparrow, tutto altro) torna all'attacco "Alora mule! Adesso dovè bever qualcosa"
"Eh.. no, grazie, ce ne stiamo andando"
"Sì, io vado a casa" dice Ursula
"Ah sta qua (Ursula) me sta za sulle bale ... " (e intanto guarda le tette, giustamente)
"Ma come ve ciamè? Ma dai, adesso non andè via se no bevè qualcosa ... spetè che ve presento un amico" .. arriva uno sfattume veramente sfatto.... non riesce neanche a parlare!!!
La mia amica guarda con aria disperata il suo uomo, che sta chiaccherando un po' più in là.. ma questo non nota niente (ehhhh... no comment). A quel punto Ursula si alza e divincolandosi da una mano che le tiene il braccio "ma nooo.. e cossa? me lassè qua?", se ne esce con "ce ne andiamo entrambe" e si trascina via l'amica....

MORALE DELLA FAVOLA
Mai lamentarsi di una situazione che va benissimo e mai chiedere troppo... qualcuno potrebbe ascoltare e fare a modo suo... che abbia bisogno di un apparecchio acustico??? forse capisce male le richieste :D

09 aprile 2007

Ma almeno... Sara!

Di solito quando ci abbruttiamo con cibo e bevande ce ne vantiamo, per goderci fino in fondo la depravazione. Peccato che qualcuno abbia sempre qualcosa da dire...
"Grassa la cheese-cake, ma ha sopra la salsa di fragole, è frutta!"
"Alcolico il Baileys? ma noooo, è crema, crema!"
"Il gelato non fa ingrassare, è latte e il latte è sano."
"Il cibo cinese alla fine è pollo, carne bianca, salutare."
"Le patatine fritte? Verdura! Sane!"
"Sara, se un giorno sarai a letto con un uomo, ti prego alla fine non dire ma almeno abbiamo fatto ginnastica, fagli un favore e non dire niente! STAI ZITTA!"

04 aprile 2007

300

Ieri sera siamo andate al cinema a vedere "300".
Premessa 1: non ho ancora letto il fumetto pertanto non so se sia una trasposizione affidabile (mi dicono di sì).
Premessa 2: al di là delle vaccate di cui sotto, l'ho trovato un bel film.

"Cosa andate a vedere stasera?" "2h di uomini bellissimi in mutande"
Non appena in sala, Ursula con fare furtivo estrae dalla borsa (perché la sua è la borsa di Mary Poppins) un pacchetto abusivo di patatine. Come se ne mette una in bocca, partono in sequenza:
- spot dello scoiattolo scoreggione
- spot sull'invecchiamento del viso dell'uomo
- spot in cui inquadrano da vicino il bancone lercissimo di un bar
- di nuovo lo scoiattolo
- di nuovo le rughe
Ursula rimane mummificata per lo schifo. Si riprende appena dopo mezz'ora dei nostri eroi seminudi (soprattutto lo scoiattolo l'ha tramortita, anima candida lei non ha la tv a casa...).
Inizia il film. Durante la proiezione, Sara mormora: "Silvia, ma li hai visti? Ne voglio uno, anzi due... anzi tre... anzi facciamo tre con la scorta di riserva per quando si stancano!"
All'uscita, Ursula si guarda in giro e fa "Poi esci, vedi gli uomini che si sono qua e... EEEEEEH...." (della serie: riportatemi dentro!) Avete notato come con tutte quelle frecce lo infilzano ovunque tranne lì?"
Silvia: "L'ho notato anch'io!!! Ma come siamo messe!..." :D

20 marzo 2007

Informazione scientifica della settimana

** inizio del delirio mattutino **

"Niente sesso. E da 40 milioni di anni. I Bdelloidea, microscopici animaletti acquatici, sono un vero e proprio scandalo evolutivo: nonostante si riproducono per partenogenesi (cioè senza scambio di dna con altri individui) da così tanto tempo, sono riusciti a diversificarsi in 300 specie diverse. La scoperta, pubblicata sull'ultimo numero di Science, ha costretto la comunità scientifica a riconsiderare il "teorema" secondo il quale senza sesso non può esserci evoluzione"

Insomma, sti Bdelloidea (che, modificando il nome potrebbero diventare "Bella idea!") altro che scandalo evolutivo! Sono geniali.... secondo me sono l'evoluzione di esemplari puramente femminili. Immaginatevi lo scenario, 40 milioni di anni fa... tanti esemplari maschi (di Bdelloidea) e tanti esemplari femmine. E i maschi a un certo punto divennero delle nullità. E le femmine iniziarono a riprodursi per partenogenesi.

Che sia un messaggio per il futuro dell'umanità? :D

** fine del delirio mattutino **

19 marzo 2007

Sad in the city - Episodio 11

Arriva Sara col suo sorriso Caritas(*).
"Ecco Sara! Accidenti come sei verde oggi!"
"Sì sì verde! Verde come Hulk! Se mi fanno incazzare mi trasformo e spacco tutto!" ^o^

Diego (special guest): "Ragazze vi lascio al vostro giretto e io vado a farmi Werner - NO NO cioè a vedere Werner!"

E: "Vi devo dire perché la margherita è il mio fiore preferito."
U: "Perché cresce sul letame?"
Io: "E questa da dove spunta?"
U: "Non so, ma mi sembrava sensata."

S: "Sono piccola sono verde!"
Io: "Radioattiva?"
S: "No, però sparo blob di acido se vuoi"
Io: "Mi sembri più verde-Didò..."
S: "SCIIIIII MI SENTO GOMMOSAAAAA!!!"

(*) sorriso Caritas: sorriso derivato da paresi dei muscoli facciali che nasconde intenti omicidi del soggetto che lo esibisce.

16 marzo 2007

Venerdì di ordinaria follia

Fuori da una ditta di spedizioni, Ursula scopre che il pacco non sta nella borsa e decide di "spogliarlo" subito, ma lo scotch fa resistenza.
Silvia estrae delle chiavi: "Aspetta, così è più facile" e lo apre in due gesti.

Ursula la guarda: "Oh, come sei UOMA!"

Supermercato, banco frigo: Ursula controlla gli ingredienti del burro per scoprire se è salato. "Mmm... materia grassa, conservare in frigorifero, sai che novità."
Silvia: "Allora dovrebbero tenere in frigo anche me."

14 marzo 2007

Saggezza materna

"Ieri io e papà in chiesa abbiamo letto quel famoso passo sull'amore: l'amore è questo, l'amore è quello... Altroché! L'amore è che mi dia del caffè la mattina invece di propinarmi quell'orzo schifoso!"

05 marzo 2007

Profescional!

Al termine di una settimana passata ad urlare per lavori che non erano finiti e che in realtà stazionavano ben che conclusi sulla sua scrivania da almeno dieci giorni, il mio capo ha concluso l'escalation della cretineria con questa pietra miliare: "Silvia, lei deve capire: dev'essere LEI a darmi il ritmo di lavoro!".

19 febbraio 2007

I love the City! – London Report by Silvia & Ursula (part 3)

31 dicembre – l’anno muore se Dio vuole


L’ultima giornata del 2006 ci regala una scoperta: c’è gente che gira scalza per l’ostello... dai bagni alla cucina; poi salta allegramente sul divano e si pulisce per bene.
Mettiamo da parte il disgusto e via, ultimo giro nella metropoli, che ci porta alla Torre di Londra; cioè, all’esterno della stessa, visto che il biglietto d’ingresso costa 12 £ e la fila per aquistarlo è enorme. “Chissenefrega!” proclamiamo, l’importante è gratificarsi con belle foto della skyline di Londra… sì, come no!






Da noi si parla spesso di tutela del paesaggio, ma in Gran Bretagna non sanno manco cosa sia, altrimenti come avrebbero autorizzato la costruzione di quell’enorme coso fallico in vetro e cemento che spunta dietro la Torre di Londra???

In confronto il problema della Valle dei Templi di Agrigento è una sciocchezza!!!

Durante la passeggiata Ursula pensa di fare delle foto artistiche del Tower Bridge, cercando di prenderlo da diverse angolazioni… peccato che qualunque fosse il punto di vista, fra la sua macchina fotografica e il ponte parassitavano sempre delle coppiette in atteggiamenti affettuosi. Ok, alla fine abbiamo considerato che in fondo Photoshop l’hanno creato per qualcosa.
Attraversiamo il Tower Bridge, e a un certo punto troviamo il Visitor Centre del ponte, che sfoggia una parete piena di foto panoramiche e consente l’accesso a una delle torri. “Che bello!” esclamano le nostre… esclamazione seguita da “Maledettiladriinglesichestoponteelatorreseli tengano…” (e altre cose irripetibili) alla vista del costo del biglietto per salire: più di 5 sterline!!!

Decidiamo poi di fare un giro a piedi per la zona degli uffici, desolatamente chiusa nel giorno prefestivo. Ursula dà nuovamente prova delle sue capacità extrasensoriali, trovando per terra un ciondolo d’argento a forma di lettera dell'alfabeto, che mette in mano a Silvia dicendo “Ecco qua, prendi che è un segno!”. Silvia la intasca senza pensarci due volte e giuggiola felice.
Dopo un po’ arriviamo alla cattedrale di Saint Paul. Non si può entrare, c’è la funzione in corso. E anche se si potesse… costerebbe troppo! Scordarsi le foto dell’esterno, nascosto da impalcature. Un po’ sconfortate ci sediamo su una panchina del vicino parco; Silvia sospira mentre Ursula, cavato di tasca un tronchesino, si taglia le unghie fischiettando.

E’ ora di pranzo e decidiamo di tornare nei pressi dell’ostello, per affogare nel buffet offerto da Pride of India, un ristorante indiano dove si paga un tot e si mangia tutto quello che si vuole. Appena usciamo dalla metropolitana, Ursula scorge in lontananza un omino vestito in maniera tradizionale con un cartello, ed esclama “Eccolo! Guarda, è l’omino del Pride of India”… quando ci avviciniamo notiamo che sul cartello son scritte cose che riguardano la cucina greca… si, effettivamente osservandolo da vicino, il vestito tradizionale che indossa non è molto indiano. Ma nel frattempo abbiamo ritrovato il foglietto pubblicitario del ristorante e Ursula già pensa alle cose buone che mangerà. Arriviamo al ristorante, ma sembra chiuso. Ursula insiste “No no, è aperto, guarda, vedi i tavoli preparati?”. Ok, nonostante le insistenze e la speranza di Ursula, constatiamo che è proprio chiuso (maledetti!). “E adesso? Perché non andiamo al noodle bar che abbiamo visto l’altra sera?”. Ci incamminiamo e gustiamo un terribile cestino di cose cinesi non ben identificate (tra le quali dei noodle malefici e del pollo al limone coperto da quasi un centimetro di frittura che si riproporranno per giorni). Notiamo che lì dentro è tutto coperto di grasso, pertanto il pasto è veloce ed è fondamentale cercare di non toccare il tavolo con i vestiti.

Non ancora sazie, troviamo un bugigattolo che vende waffles appena fatte. Per poche sterline aquistiamo la nostra razione di grasso casereccio ed Ursula anche del tè per asporto. Mentre lei porcona perché non sa come mangiare senza buttarsi la waffle addosso (“Ora capisco perché non hai preso niente da bere, bastarda!” borbotta astiosa guardando la mano libera di Silvia) decidiamo di visitare i giardini di Kensington nonostante il tempo prometta un diluvio imminente e ci sia un ventazzo che non ha nulla da invidiare alla bora.

Silvia ingenuamente tenta di bere un sorso del tè… che ha temperatura roccia fusa, tanto che non le riesce di sputarlo perché è già evaporato! Ergo la nostra demente si aggira con la lingua violacea a penzoloni fuori dalla bocca piagnucolando “Come soffro!”, anzi “Gobve zoffrrrrol!”.

A questo punto Ursula, nonostante la compassione che prova verso la ferita, viene distratta da uno scoiattolo! No! non è uno… sono tanti!! E così inizia a rincorrerli con la macchina fotografica, ma non sono ben disposti così sta quasi per arrendersi. E a quel punto vede Lui: lo scoiattolo grasso sull’albero. E’ talmente lento nei movimenti che Ursula riesce a fargli diverse foto, e tenta di convincerlo ad avvicinarsi alla sua mano tesa, che sembra offrirgli del cibo.


Lui si avvicina, annusa, la guarda con odio e torna sull’albero (con l’espressione da “Ma se non avevi nulla da darmi perché diavolo mi hai scomodato?”). Non resta altro che proseguire, prima che ci salti in testa per vendetta.








A questo punto siamo ridotte a due povere dementi preda del più grave caso di ridarella degli ultimi anni; fioccano dialoghi del tipo:
“Metitti lì che ti faccio la foto; togliti che fotografo il posto!”
Oppure:
“Ehi, lì c’è l’entrata della metro!”
“Mamma che ventazzo!”
“Ho messo la scarpa nella melma…”
“Ho trovato l’entrata della metro, è lì!”
“Ma se te l’ho appena detto io!”
Puntiamo poi su Convent Garden, luogo apparentemente meraviglioso dove la pubblicità dice “Hai visto persone che fanno uso di droghe? barboni? accattoni? vuoi parlarne con qualcuno? rivolgiti alle forze dell’ordine per una città più sicura!”

Sono le 4 e a questo punto è meglio rientrare, dal momento che il supermercato chiude alle 5 e se vogliamo prenderci qualcosa da bere e mangiare per la sera ci conviene muoverci. I noodle ci fanno notare che sono ancora lì, così prendiamo due yogurt e decidiamo che quello sarà il nostro cenone di capodanno. Ursula per sicurezza si prende anche un muffin, che alla fine dovrà, suo malgrado, dividere con una Silvia affamata alle 2.30 del primo gennaio.
Manca solo l’alcool per il brindisi. Spumante? No, troppo caro. Birra? A parte la tristezza, ma vendono solo pacchi da 4 lattine da mezzo litro. La disperazione inizia a farsi strada nei nostri cuori. Troviamo dei vini spagnoli e del vino francese, ma sono cari… e poi son bottgliette piccole… quando ecco che lo sguardo ricade sull’ultimo scaffale in basso, dove brilla una scritta “Lambrusco rosso”. “Sì sì ottimo!! Guarda! Costa solo 1,50 sterline!!! Che bello!” “Farà schifo!” pensiamo … così per esser sicure di renderlo bevibile acquistiamo anche un succo di frutta per smezzare il vino: se costa così poco ci sarà un motivo.

In ostello cerchiamo di dormire un po’, ma non ci riusciamo, così stiamo lì a vegetare e a guardare – Ursula, almeno – la tv.
Prima di andare bisogna preparare il vino… Silvia lo apre… assaggia …. Con espressione di godimento esclama “Col cavolo che lo smezzo 'sto vino!” Ursula assaggia e constata che effettivamente è buono, così viene diviso in due bottigliette di plastica e il succo di frutta viene lasciato in frigo.












E infine eccoci per le strade, pigiate come sardine ma felici nonostante tutto. Chi se ne frega se vicino abbiamo una coppietta, se il gruppetto dietro si appoggia a noi come a un tavolo, se davanti abbiamo due tizi alti 1.90m… fare il countdown con altre 300.000 persone e godersi 15 minuti dei fuochi d’artificio più belli mai visti… vi garantiamo, vale la pena!




Finiamo quindi così, in gloria, senza dilungarci sul viaggio di rientro che ci porta da una Londra baciata da sole a Brescia, provincia della tristezza di vivere, nonché sulle cinque ore di treno fino a casa. È stato bellissimo e abbiamo un solo rimpianto: l’abito da regina dei vampiri rimasto a Camden! ;)

14 febbraio 2007

Love Never Ends

San Valentino. Volevo scrivere un bel post acido e cinico, ma per vostra fortuna ho cambiato idea. Ho guardato indietro, ai casini che ho fatto e a quelli in cui mi sono trovata in mezzo... tutti finiti allo stesso modo, con lacrime amare. Ma una storia che finisce per certi versi non finisce mai, perché ci portiamo dietro un pezzetto di chi abbiamo amato. Love never ends.

I only knew you for a while / I never saw your smile / 'til it was time to go / time to go away / sometimes it's hard to recognize / love comes as a surprise / and it's too late / it's just to late to stay / Beacuse the friendship that you gave / has taught me to be brave / no matter where I go / I'll never find a better prize / and tough you're miles and miles away / I'll see you everyday / I don't have to try / I just close my eyes
[Together in Electric Dreams, Giorgio Moroder & Phil Oakley, 1984]

06 febbraio 2007

Auguri Ursula!

Oggi è il compleanno della nostra Neechan*! Una donna che ha tutta la mia ammirazione perché è intelligente, carina, spiritosa, intraprendente ed "è anche una programmatrice donna" (come le ha detto qualcuno di recente)! E in aggiunta a tutto questo, se cercate di raggirarla, cari miei, non vorrei essere nei vostri panni... ^o^
Tantissimi auguri, cara, sei sempre un grande esempio! ;)

*Neechan = "sorellona" in giapponese

02 febbraio 2007

Tu che ne pensi? (chissenefrega!)

Che odio quando qualcuno ti chiede di esprimere la tua opinione e poi, non appena inizi a parlare, si volta dall'altra parte! Già sono una che parla poco, non occorre neppure fare la fatica di zittirmi. Se vuoi fare la figura della persona gentile, falla per bene e perlomeno fingi di ascoltare. ¬¬
O ancora meglio: risparmia tempo ad entrambi e va' a fare qualcos'altro.

Vorrei arrabbiarmi, ma la verità è che queste cose mi intristiscono.

24 gennaio 2007

Conoscenza profonda

Caterina era di malumore e ha sparato:
"Gli uomini, quando si tratta di donne, credono di sapere tutto, quando in realtà sanno meno di un feto (lui almeno sa dal di dentro)." è__é

22 gennaio 2007

Sad in the city - Episodio 10

Io: "Sara, non ti riconoscevo, chissà perché ti aspettavo con una giacca più chiara"
(Sara poi si toglie il giaccone rivelando dolcevita nera e maglioncino lilla)
S:
"Il cuore è nero, ma la confezione è rosa confetto!" dice fiera indicandoli.
U: "Eh ma il reggiseno sarà rosa..."
S: "Fucsia!" ^o^
U: "Eh infatti... io invece nera dentro e fuori!" *evilgrin*

Al ristorante giapponese. Ursula con le bacchette raccoglie briciole di cibo dal piatto.
Io: "Ti stai esercitando?"
U: "A prendere i pezzi piccoli."
Io: "Per quando?"
U: "Per i tempi di carestia, non so eh!" ¬¬ (per la serie: Silvia ma che razza di domande fai?)

18 gennaio 2007

I love the City! – London Report by Silvia & Ursula (part2)

30 dicembre: London, here we come!

Le nostre si alzano di buon’ora, e si preparano con entusiasmo al primo vero giro nella City!
“Guarda, c’è tanto sole, non si vede una nuvola. Che dici, Silvia, portiamo solo un ombrello?”
“Si, giusto, che non si sa mai. Portiamo il mio che è piccolo?”
“Ok, magari lo teniamo a turno”
La cucina dell’ostello è una specie di piccolo antro, 2m x 2m, affollata. Ursula decide che per prima cosa è meglio scaldare l’acqua per il tè, e poi mette delle fette di pane nel tostapane. La casa offre marmellata, burro, e nutella. Finalmente l’acqua bolle… e dopo una lunga ricerca fra pacchi e pacchetti di origine e contenuti ignoti, le nostre si arrendono: non ci sono le bustine per fare il tè. Possibile?? A Londra?? Mah… Ursula, da brava teinomane, pensa che verranno comprate il prima possibile. Dopo aver ricavato un piccolo spazio su un tavolo nel salotto (sempre invaso da parassiti accasciati sul divano), finalmente si mangia e si torna su per prendere i giubbotti e si esce in strada.
Dopo aver chiuso la porta, Silvia domanda “Ma hai preso l’ombrello?”
“No, non me l’hai dato.”
“Perché non me l’hai chiesto?”
“Quindi siamo senza ombrello?”
“Già … ma siamo fiduciose!” (più che fiduciose, non c’è nessuna voglia di rifare i 4 piani di scale…)

Eccoci per le strade, baciate in fronte dalla fortuna che ci regala una mattina di sole e cielo terso, mentre constatiamo che la lingua più parlata è… l’italiano (oooh), e il passante tipo… la coppietta che si accoppia (eeeeh).

Per prima cosa immortaliamo il monumento a Boadicea; la ressa rende difficile lo scatto ma facile comparire nelle foto di almeno una cinquantina di turisti.
Anche la statua è infastidita: sembra nella tipica posa "Ma daaaai! Al diavolo sti rompipalle!"




Passiamo davanti al Big Ben e il Parlamento, ammiriamo la cattedrale di Westminster (solo dall’esterno, visto il prezzo d’entrata) e alcune curiosità che si trovano per strada:
“Che razza di roba è?” (di fronte a una sorta di rombo di metallo alto al ginocchio)
“Boh? Uno smistafolla?”
“O uno sfollagente: lo gettano in mezzo alla folla! Ahahahah!”

Al mercato di Camden Locks siamo attratte dai tipici prodotti inglesi: vestiti dark, autoreggenti con la zip, guanti di pizzo, pashmine. Quando la fame chiama, ci imbattiamo in una cinese che grida “Come here ladies, chinese food and indian food, all mixed up together, very delicious!”. Dieci minuti dopo, ancora congratulandoci per l’ottimo affare fatto, giriamo l’angolo e scopriamo un vicolo pieno solo di baracche mangerecce… molte a prezzi inferiori. ^^;

Nel pomeriggio si cominciano a notare i primi segni di cedimento:
“Prendiamo la Circular?”
“Mmm mi sento spossata.”
“Spaesata?”
“La Circular!”
“Ah, spossata!”
La metro concilia uno stato di trance, che porta Silvia al dormiveglia e qualcun altro alle premonizioni; ad un tratto infatti Ursula le fa pat-pat sulla spalla dicendo “Su, dai, manca solo un mese!”
“Un mese a che?”
“Boh? Mi è venuto sto pensiero dal nulla.”

Non del tutto stanche di camminare e vista l’ora, decidiamo di andare a vedere anche i mercatini di Portobello Road. Sappiamo già che non compreremo nulla, ma un giro vale la pena farlo. Appena usciamo dalla metro… inizia a piovere. Silvia tira su il cappuccio pensando all’ombrello nella sua valigia. Ursula guarda con odio il cielo pensando all’ombrello di Silvia, al suo e al cappuccio del piumino chiuso in valigia. All’inizio piove poco, pertanto decidiamo di incamminarci lungo la via comunque. Dopo 10 minuti inizia a diluviare…
Tentiamo di infilarci in qualche negozietto, ma non è un’azione semplice, primo perché non ci sono tanti posti dove ripararsi, secondo perché la stessa cosa stanno facendo quasi tutti gli altri turisti. Ok, Ursula decide che bisogna comprare un ombrello, visto che non accenna a smettere…
Camminiamo un po’ e Silvia indica un cesto contenente due ombrelli con la bandiera inglese al posto della normale tela colorata. Costano 5 sterline (7,50 €, n.d.r.). Ursula si rifiuta. Silvia la guarda con odio. Ursula è sicura che ce ne saranno altri. Dopo un po’ entriamo in un negozio stile “Acqua e sapone”, dove vendono ombrelli ancora più cari. L’odio di Silvia aumenta dopo il rinnovato rifiuto di acquisto da parte di Ursula. Dopo altri dieci minuti sotto la pioggia, miracolo! un negozio espone sobri ombrellini a 3 sterline. Ursula ne compra uno bordeaux: a questo punto non ha scelta, vista l’aria minacciosa della compagna di viaggio. Lo apriamo … “ah, finalmente un ombrello”… si gira due volte per colpa del vento simile alla Bora che abbiamo scoperto si alza ogni pomeriggio … e smette di piovere.

Alle cinque arriviamo finalmente in camera. “Bon, ci riposiamo 10 minuti e poi facciamo un giretto in centro prima di cena, che ne dici?”
“Sì sì, dieci minuti.” Si infilano il pigiama solo perché in camera fa troppo caldo per star vestite. Dopo alcuni istanti Silvia borbotta “Ti dispiace se faccio un pisetto veloce?”
“No no, tranquilla, ti sveglio io.”
Dopo cinque minuti ronfiamo entrambe panza all’aria.
“Mmm ci voleva un riposino… che ora è? MIODIOSONOLESETTE!”

Ursula vuole andare da Harrod’s, famosissimo super negozio nel centro di Londra, ora in piena stagione di saldi e ancora addobbato con le decorazioni natalizie. Visto che a pochi passi dall’ostello c’è un altro centro commerciale (Whiteleys), decidiamo di fare prima un giro lì e poi di andare da Harrods.

Guardiamo un po’ di negozi, restiamo ammaliate da Yo!Sushi, uno sushi-bar carinissimo e decidiamo che è ora di andare.
Peccato che la guida di Londra sia rimasta in ostello… Poco male, c’è una fornitissima libreria al primo piano. Così, mentre Silvia fa finta di cercare altro e mostra ad Ursula una serie di libri inutili, la seconda sfoglia una guida di Londra alla ricerca dell’indirizzo di Harrods. “Eccolo , l’ho trovato! E’ facile, si scende lì con la metro e ci siamo… Ah.. chiude alle 7… Silvia, che ora è?” “Le 7.30” … “Ok… Sushi bar?”

Il sushi bar è uno spettacolo. Ursula resta affascinata da un sistema di distribuzione del cibo che non ha mai visto, e decide che non andrà via da lì se non avrà provato almeno uno di quei deliziosi piattini colorati contenenti sushi e altre delizie. Restiamo 10 minuti in attesa che qualche nuovo cliente si accomodi, per capire da dove si comincia e se dobbiamo parlare con qualcuno prima. L’attesa è un fiasco, così le nostre decidono di metter piede vicino al banco. Immediatamente vengono raggiunte da un cameriere che ci chiede se è la nostra prima volta, e che ci spiega come è organizzato tutto. Ci sediamo, di fronte a noi vengono messi due bicchieri per l’acqua che possiamo prendere da delle fontanelle impiantate nel bancone, ci serviamo delle bacchette, dei tovaglioli… e iniziamo a guardare i piatti che ci passano davanti. I piattini hanno colori diversi, a seconda del prezzo. Partono da 1 sterlina e 50 pence per arrivare a 5 sterline. “Prendiamo solo quelli da 1,50 e da 2?” “Si, si, meglio.”
Alla fine, dopo una pila di piattini, l’unico colore che manca è quello da 5 sterline.
Che dire del cibo? Buonissimo!!! Ursula vorrebbe affogare in quei sushi e nei piccoli maki… ma è ancora trattenuta dai soldi più che dallo stomaco, pertanto dopo un ultimo “ancora uno devo prenderne … ecco… quello verde con i maki al cetriolo… è mio!!” le nostre si incamminano sazie ma felici verso il centro di Londra.

Oh, Piccadilly Circus! Oh, le luci! Oh, i palazzi! Oh, gli stronzi che si corrono incontro abbracciandosi davanti a noi quando Ursula tenta di fare foto!








Oh, tutti i pali… spennellati di grasso??? “Attention, anti-climbing paint” dicono i cartelli, ma a casa nostra quello e` grasso. Cominciamo a chiederci preoccupate cosa facciano i londinesi a fine anno.







Facciamo un giro fino a Carnaby Street, notevole nonostante l’ora veda tutti i negozi chiusi, ed ammiriamo la vetrina più kitsch del mondo: un negozio di giocattoli espone due bambole di Barbie e Ken, a grandezza naturale, vestite da sposi. Ken tiene la mano di Barbie e la muove in quello che dovrebbe essere un gesto tenero, ma di fatto sembra che voglia staccarle il braccio. Immortaliamo il tutto per Sara e ce ne torniamo in ostello, di nuovo stanche nonostante la ronfata di prima.


Next… New Year’s Eve in London!